Quella di sbagliare e quella del giudizio altrui sono due paure estremamente diffuse, degli stati d’animo quantomai tipici della modernità i quali costituiscono un grosso freno al potenziale della persona.
giudizio-altruiÈ difficile, ovviamente, quantificare che percentuali di popolazione siano interessate da questi timori psicologici, quel che è certo è che queste paure sono ben più comuni di quanto si possa credere ed impediscono quindi a tantissime persone di intraprendere dei percorsi che potrebbero migliorare notevolmente la loro vita.
Il legame tra paura di sbagliare e paura del giudizio altrui è molto stretto: da un lato, infatti, si tende a correlare l’eventualità di un insuccesso con l’immagine negativa che si darebbe agli altri di se stessi, dall’altro per il timore di essere mal giudicati si cerca di evitare qualsiasi forma di errore, anche a costo di rinunciare ad agire.
Superare queste due paure significa realmente spalancare dei grandi orizzonti, saper cogliere tante interessanti opportunità e soprattutto migliorare la propria qualità della vita, affrontandola sempre con positività, con determinazione, e anche con quella piccola e preziosa dose di leggerezza.

Iniziamo dunque questo breve ma significativo percorso che può certamente rappresentare, quantomeno, un utile spunto per chi desidera mettere definitivamente da parte queste paure deleterie.

1 – TU HAI DEL POTENZIALE INESPRESSO

Nessuno sfrutta il 100% del suo potenziale

sfruttare-il-proprio-potenzialeOgni persona, si sa, ha un proprio potenziale, un potenziale che può essere espresso nei modi, nei tempi e nei campi più disparati.
Sfrutti il tuo potenziale quando fai valere la tua efficienza sul lavoro, quando ti dedichi ad un’arte per la quale senti di essere portato, quando riesci a cogliere il linguaggio non verbale di un tuo interlocutore, solo per fare degli esempi banali.

C’è chi sfrutta davvero poco il suo potenziale, c’è invece chi riesce a valorizzarlo in modo efficace, ma una cosa è certa: nessuno riesce a sfruttare il 100% del proprio potenziale, dunque ogni persona ha del potenziale inespresso.

L’umanità utilizza, attualmente, solo una minima parte del suo potenziale

Gli esperti sostengono che l’uomo, oggi, riesca a valorizzare soltanto una minima parte del proprio potenziale, e questa tesi non può che essere condivisa.
Dal punto di vista biologico, infatti, l’uomo odierno non differisce dall’uomo di alcuni secoli addietro, anche a livello di capacità intellettive, eppure riesce a fare delle cose che in epoche passate non avrebbe potuto neppure immaginare.
Gli esempi, da questo punto di vista, sono innumerevoli:

  • oggi chiunque ha la possibilità di creare autonomamente dei prodotti multimediali utilizzando programmi informatici semplici e intuitivi
  • l’atleta può migliorare notevolmente le proprie prestazioni grazie ad una diffusa conoscenza delle migliori tecniche di allenamento e grazie all’impiego di specifiche tecnologie
  • i medici possono sfruttare il loro sapere in modo ancor più efficace grazie a delle moderne strumentazioni

per lavorare ed essere produttivi può essere sufficiente disporre di una semplice connessione ad Internet, oppure si può migliorare la salubrità di un territorio, dunque anche il proprio benessere, gestendo i rifiuti tramite innovative metodologie di recupero dei materiali.
In tutti questi casi, dunque, la nascita di preziose innovazioni ha consentito all’uomo di poter valorizzare in modo ancor più efficace il proprio potenziale; è proprio questa, d’altronde, l’idea più positiva e più profonda di progresso.
Se l’uomo riesce, oggi, a fare cose che mai avrebbe potuto fare in epoche passate, cosa riuscirà a fare in futuro?

Oggi, ovviamente, non è dato saperlo, ma quel che è certo è che ogni persona custodisce un immenso potenziale che attende solo di poter essere espresso.
Ma perchè questa premessa? Cosa c’entra quanto appena detto con la paura di sbagliare?

2 – L’ATTEGGIAMENTO VERSO LA NOVITÁ

La novità come occasione di cambiamento

novita-cambiamentoCome visto, l’uomo riesce oggi a sfruttare solo una piccola parte del proprio potenziale, e questa considerazione può assolutamente essere applicata alla paura di sbagliare.
Se hai paura di sbagliare, infatti, ti trovi dinanzi ad un freno, ad un ostacolo che impedisce al tuo potenziale di potersi esprimere, di potersi valorizzare.
Dinanzi alla possibilità di vivere una novità, che si tratti di un’occasione lavorativa, di un progetto imprenditoriale, di un’opportunità di misurare o accrescere il proprio talento o anche semplicemente di fare una nuova conoscenza o instaurare un nuovo legame, è possibile reagire in due modi differenti.

Due atteggiamenti opposti

Alcune persone, infatti, considerano la novità come un’opportunità di cambiamento in positivo, un’occasione per migliorare la propria vita, altre, invece, le osservano con grande scetticismo e con timore, un timore che si concretizza, appunto, con la paura di sbagliare.
Con questo non si sta dicendo, sia chiaro, che qualsiasi opportunità di cambiamento meriti di essere colta, ed è scontato che dinanzi ad una nuova prospettiva una persona si rivolga anzitutto alla propria razionalità: se si ha un lavoro stabile e ben retribuito, volendo fare un esempio, nessuno investirebbe tempo e risorse per una prospettiva lavorativa che prevede una retribuzione inferiore e che non offre alcuna possibilità di continuità.
Se, al contrario, non vi sono reali aspetti razionali per i quali la nuova opportunità meriti di essere considerata poco interessante, la questione riguarda esclusivamente l’atteggiamento della persona, dunque le sue paure interiori.
Che cosa sono, dunque, le paure che si manifestano in tali frangenti? Per quale motivo si verificano?

3 – LE PAURE IMMOTIVATE. COME SI MANIFESTANO?

La diffusissima paura di sbagliare

Businesswomen under stress holding hands to forehead

In molte occasioni chi ha paura di sbagliare ne è perfettamente consapevole, in molte altre, invece, il soggetto tende a negare l’evidenza e ad autoconvincersi del fatto che non abbia alcun timore, ma che il suo rifiuto a cogliere la nuova opportunità sia dettato da aspetti razionali che non hanno, in realtà, alcun fondamento.
La paura di sbagliare, da intendersi appunto come posizione di negatività nei confronti di ciò che è nuovo e che può costituire un cambiamento, può manifestarsi nei modi più disparati.

Vediamo quali sono i più importanti.

“Auto scoraggiamento” e scarsa fiducia in se stessi

Assai spesso, la paura di sbagliare si esterna tramite una sorta di auto scoraggiamento, quindi tramite pensieri del tipo “non ce la farò mai“, “non son riuscito nella mia ultima sfida, dunque non riuscirò neppure in questa”, “non sono all’altezza di un progetto simile”, solo per fare alcuni esempi.

Negatività di questo tipo possono avere le radici psicologiche più disparate: possono essere legate semplicemente ad un carattere molto chiuso e introverso, possono esser dovute al fatto che i propri genitori siano stati eccessivamente protettivi durante l’infanzia, oppure al fatto che si sia circondati da persone che tendono a sminuire, anche in modo volontario, le proprie capacità.
Aldilà di quali siano le ragioni di fondo, quel che è certo è che atteggiamenti di questo tipo sono molto comuni, ma possono assolutamente essere superate tramite la semplice forza interiore, senza far ricorso ad aiuti esterni di qualsiasi tipo.
Riuscire a modificare il proprio atteggiamento, in questi casi, è dunque la sola cosa su cui concentrarsi.

La “paura del successo”

paura-successoIn altre occasioni, la paura di sbagliare si manifesta tramite un atteggiamento che potrebbe essere definito “paura del successo“.

In questi casi, infatti, la persona si convince del fatto di essere già molto fortunata, di avere già tutto ciò che può raggiungere o semplicemente di non meritare di più.
L’idea di avere un maggiore successo, che si tratti di successo professionale, economico, sentimentale o di altro tipo, implicherebbe addirittura l’insorgere di un senso di colpa.
L’idea di accontentarsi e di rifiutare di migliorare la propria vita, ovviamente, è profondamente sbagliata ed è priva di qualsiasi fondamento razionale, e nella grande maggioranza dei casi trova una spiegazione nel fatto che la persona consideri il desiderio di migliorarsi una sorta di scarsa gratitudine nei confronti di ciò che possiede, dunque di tutto ciò che ha avuto da parte di familiari, amici, persone care, o anche nei confronti di ciò che è riuscita a raggiungere con le sole proprie forze.

Le due cose, in realtà, sono completamente distinte: il fatto di apprezzare ciò che si ha è un qualcosa di molto positivo, anzi è uno dei capisaldi che non possono assolutamente mancare per godere a pieno della propria vita, tuttavia è legittimo desiderare di migliorarsi costantemente e di ottenere dei successi negli ambiti più svariati.
Relativamente a quanto di positivo si è già avuto modo di raggiungere, il desiderio di ottenere ulteriori successi non significa assolutamente non apprezzare quanto si è conseguito.
Il fatto di essere già ben riusciti in determinate sfide, al contrario, è un qualcosa di molto prezioso dal punto di vista motivazionale, può dunque essere un aspetto utilissimo per affrontare le novità con la giusta determinazione e con un’adeguata consapevolezza nei propri mezzi.

Lo sminuire i propri successi

Dopo aver parlato di “paura del successo”, ovviamente, non si può trascurare neppure la manifestazione opposta, ovvero il fatto di sottovalutare quanto si è già conseguito.
Molte persone, infatti, sminuiscono quanto sono riuscite ad ottenere in passato, considerandoli traguardi marginali e poco rilevanti.
Questo, tuttavia, è un errore da non commettere: perchè mai dovresti sminuire quello che hai conseguito fino ad oggi?

Anche il più semplice progetto portato a termine con successo, infatti, è un qualcosa di prezioso, è una sorta di segnale che ti indica come, con la giusta dose di determinazione e di impegno, puoi assolutamente raggiungere dei risultati importanti.

La tendenza a paragonarsi agli altri

paragonare

La paura di sbagliare tende assai spesso a manifestarsi tramite la tendenza continua a paragonarsi agli altri.
Il paragone con gli altri è, in realtà, un’operazione psicologica priva di senso, sia perchè superare la paura di sbagliare è un percorso strettamente personale ed intimo, non certo una sorta di “doping” tramite il quale vincere una gara, sia perchè ad ogni singola persona corrisponde una storia unica dal punto di vista degli obiettivi prefissati, delle condizioni di partenza, degli ostacoli incontrati nel corso del cammino, degli aiuti esterni ricevuti.
Il confronto con gli altri, dunque, è un qualcosa di profondamente sterile che non può portare a nulla di buono.
Se la persona con cui si effettua il raffronto sembra avere un maggiore successo rispetto a se stessi, infatti, si possono provare dei sentimenti di invidia, oppure ci si può colpevolizzare, e in entrambi i casi si tratta di atteggiamenti del tutto deleteri.
Anche qualora la persona con cui ci si vuol confrontare non abbia il proprio medesimo successo il confronto è destinato a rivelarsi controproducente: un’idea di questo tipo, infatti, scatena un meccanismo psicologico secondo cui si deve essere “migliori” rispetto ad altri, un meccanismo secondo cui il successo deriva dalla competizione, o perfino dalla prevaricazione.
Nulla di più sbagliato, ovviamente, e la persona che vive i suoi successi proiettandoli sugli insuccessi altrui è destinata ad avvertire un profondo senso di disagio in occasione dei vari ostacoli e dei momenti in cui sente di non riuscire a primeggiare; atteggiamenti di questo tipo, allo stesso tempo, si rivelano spesso l’anticamera dell’arroganza e della presunzione, errori che una persona non deve commettere nell’ambito di un percorso di crescita personale.
Ben diverso, invece, è esprimere ammirazione nei confronti di una persona, riconoscere la sua abilità, le sue capacità, e in generale quanto di buono è riuscita a conseguire.
Un atteggiamento di questo tipo, anzi, è vivamente consigliato a chi vuol superare le proprie paure, e stimola a trarre spunto dagli altri in modo costruttivo, senza provare invidia o altre negatività.

La pigrizia e il procrastinamento

pigriziaLa paura di sbagliare può essere messa in relazione, in tantissime occasioni, anche ad una sorta di pigrizia, ad una smodata voglia di ordinarietà: molte persone, infatti, considerano la vita priva di cambiamenti una sorta di “limbo”, una condizione in cui ci si sente rilassati, protetti, e dalla quale non si vuole in alcun modo uscire.
Dal punto di vista pratico, dunque, queste persone sono interessate da idee, progetti, opportunità per le quali è necessario mettersi in discussione, tuttavia non intendono affrontarle, oppure tendono semplicemente a procrastinare, dunque a rinviarle costantemente.
Rispondere alla propria paura di sbagliare rifugiandosi nell’ordinaria quotidianità, dunque, è un atteggiamento da evitare, un atteggiamento che impedisce alla persona di cogliere tante possibilità interessanti e che, soprattutto, la rende vulnerabile ed impreparata dinanzi alle situazioni di cambiamento o di adattamento.
Da questo punto di vista è quantomai emblematico il libro “Chi ha spostato il mio formaggio?” dello psicologo statunitense Spencer Johnson, il quale narra una storia che fa riflettere.
Questo libro racconta la storia di due gnomi e di due topolini che vivevano in un labirinto, e che si nutrivano di formaggio all’interno di un grande deposito.
Il deposito di formaggio, che costituiva per tutti loro una certezza, vede improvvisamente esaurirsi le sue scorte, e i personaggi reagiscono in modo diverso: gli gnomi si lamentano, rimuginano sul passato, continuano ad andare al medesimo deposito pur sapendo che esso è vuoto, e si lasciano prendere da tanti pensieri negativi, da tante paure sul futuro e su quanto pericoloso sarebbe stato mettersi in cerca di nuovo formaggio.
I due topolini invece, non avendo mai dato nulla per scontato, si rimettono subito alla ricerca di nuovo formaggio all’interno del labirinto: il loro viaggio si rivela lungo, impegnativo, ma riescono tuttavia a trovare un nuovo deposito presso cui nutrirsi.
Questo libro, che si esprime tramite numerose metafore, sottolinea appunto come anche le certezze più solide, ovvero quelle che si considerano degli autentici capisaldi della propria vita, non possono mai essere tali in modo assoluto, che si tratti del proprio lavoro, del proprio amore, della propria quotidianità.
Come è scritto da Spencer Johnson, dunque, “ci sarà sempre qualcuno che sposterà il tuo formaggio“, anche laddove tu voglia mantenere la tua vita perfettamente uguale, e questo è dunque un ulteriore, validissimo motivo per il quale rifugiarsi nella quotidianità non va bene, ed è piuttosto necessario intraprendere sempre dei nuovi progetti, cercare di migliorare costantemente la propria esistenza, dunque mettere da parte qualsiasi timore di sbagliare.

La trappola dell’apparire

Quanto detto fino ad ora, ovviamente, non deve essere inteso come un mero apparire: tutti i processi di sviluppo personale, sebbene coinvolgano senza dubbio anche le relazioni con gli altri, devono essere vissuti come detto come un qualcosa di strettamente personale, un qualcosa che si fa solo ed esclusivamente per se stessi e per migliorare la propria vita, non la propria immagine agli occhi degli altri.
In sostanza, dunque, non ha nessun senso ostentare grande sicurezza ed essere in realtà interessati da profonde paure, oppure dichiarare di credere a un progetto quando in realtà non si è per nulla motivati; allo stesso modo, fare dei complimenti ad una persona per quanto ha saputo conseguire e provare allo stesso tempo un senso di invidia e di competizione è un atteggiamento del tutto sterile nell’ottica della crescita personale.
Andiamo, ora, più a fondo nella questione: cosa si intende esattamente per “paura di sbagliare”?

Perchè lo sbaglio ha una connotazione così fortemente negativa?

4 – COSA SIGNIFICA “PAURA DI SBAGLIARE”?

L’etimologia di questi termini

Ora che abbiamo visto qual’è la “ricetta” per iniziare a credere in se stessi e per porsi in modo vincente nei confronti delle novità e delle opportunità, dimenticando la paura di sbagliare, è possibile andare più a fondo nella questione.
Che cosa significa, esattamente, “paura di sbagliare”?
Analizzare l’etimologia dei termini “paura” e “sbagliare” è molto utile per comprendere a che punto questo timore sia, nella grande maggioranza dei casi, del tutto infondato.

La paura e i suoi due volti: quello razionale e quello emotivo

Woman siting in a cardboard box isolated on white background

La paura è definita dai più importanti dizionari come una sensazione di angoscia, di panico, una condizione psico-fisica spiacevole contraddistinta da massima tensione e legata all’idea che possa avvenire un qualcosa di molto grave o pericoloso.
Riflettendo su questo, dunque, viene da dire che la paura è connessa fondamentalmente con due aspetti: l’emotività, da un lato, e la razionalità, dall’altro.
Se si affermasse che la paura è in tutti i casi una banale costruzione mentale, e che in quanto tale va eliminata, si cadrebbe nell’ipocrisia: nella paura esiste assolutamente una componente razionale, di conseguenza è ovvio, nonché consigliabile, evitare situazioni che comportano un reale pericolo, e gli esempi a riguardo possono essere svariati.
Una persona che può compiere un gesto atletico acrobatico destinato a mettere a rischio la propria incolumità non può che provare paura, dunque deve soppesare i possibili effetti di tale azione: da un lato vi è l’effimera gloria di aver compiuto un gesto spettacolare, dall’altro può esserci un grave infortunio o addirittura la perdita della vita.
Allo stesso modo, una persona non può che aver paura all’idea di investire tutti i propri risparmi in un progetto imprenditoriale o in un investimento finanziario altamente rischioso: da un lato, dunque, vi è la possibilità di assicurarsi una piccola rendita, dall’altro l’ipotesi di vedere andare in fumo quanto guadagnato in una vita di lavoro.
Insomma, la componente razionale è importante ed innegabile, anzi una persona che non prova paura in alcun caso può certamente ritrovarsi a compiere delle azioni gravemente irresponsabili.
Ma in tutti gli altri casi, la paura che cos’è?
È sorprendente, eppure nella grande maggioranza dei casi la paura è del tutto priva di fondamenti razionali.
L’idea di intraprendere un nuovo progetto, una nuova relazione, di cogliere un’opportunità, di misurarsi con qualcosa di nuovo, comporta assai spesso della paura quando in realtà non pone dinanzi ad alcun rischio.
Non ci sono davvero dubbi sul fatto che oggi la paura sia assai spesso una costruzione mentale, un atteggiamento, piuttosto che una comprensibile preoccupazione razionale, ed è proprio in tal senso che la persona deve lavorare per concludere con successo il proprio processo di crescita.

Sbagliare: perché non si vogliono assolutamente commettere errori?

sbagliare-erroriIl verbo sbagliare, come noto, significa compiere una determinata azione in modo non corretto, dunque commettendo uno o più errori.
A livello di senso comune si tende ad associare l’errore ad un qualcosa di molto negativo, ma nella realtà dei fatti non è affatto così: l’errore, al contrario, altro non è che un’esperienza senza la quale non sarebbe possibile migliorare.

 

Basta pensare, d’altronde alla socializzazione primaria: quando un bambino è nei suoi primi anni di vita inizia a parlare, a maneggiare degli oggetti, ad utilizzare dei giocattoli, e in queste operazioni compie inevitabilmente innumerevoli errori.
È proprio grazie agli errori, tuttavia, che riesce ad imparare, e l’importanza dell’errore è valida a qualsiasi età, tanto nei primi mesi di vita, quando le possibilità di comunicare con l’esterno sono molto limitate, tanto quando si ha alle spalle un’esperienza lunga e variegata.
Ecco spiegato, dunque, il paradosso racchiuso nel binomio composto da “paura” e da “sbagliare”, ovvero dal commettere un errore: se l’errore non comporta rischi rilevanti, infatti, non può che trattarsi di un’esperienza preziosa, che vale assolutamente la pena di vivere.
Anche in questo caso è sufficiente un esempio banale per far ben comprendere il concetto: immagina di essere impiegato in un lavoro che non conosci, un lavoro che non hai mai fatto e per il quale non hai avuto alcuna formazione.
Il primo giorno avrai paura, perchè non sapendo come muoverti potresti combinare dei guai, il secondo giorno ne avrai di meno, il terzo ancor meno, fino a che la paura non si annullerà del tutto, in quanto avrai acquisito tutta l’esperienza necessaria per svolgere quella mansione, e soprattutto perchè avrai già compiuto tutti gli errori più rilevanti.
Viene da chiedersi, dunque, ma per quale ragione siamo soliti connotare l’errore in modo così negativo?

5 – L’ERRORE È DAVVERO NEGATIVO?

L’errore come esperienza

In linea con quanto abbiamo appena affermato è interessante citare le celebri frasi di uno dei più grandi sportivi della storia, ovvero il cestista Michael Jordan: “Ho fallito molte volte. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto”, e soprattutto “Posso accettare la sconfitta, tutti falliscono in qualcosa. Ma non posso accettare di rinunciare a provarci.”
È questa, quindi, la mentalità vincente, quella grazie a cui è possibile superare la paura di sbagliare: l’errore, insomma, non è un insuccesso, l’errore è solo una preziosa esperienza, e la negatività è da individuarsi semmai nell’atteggiamento, non nel mero ed immediato effetto delle proprie azioni.

E se il successo non fosse nel risultato auspicato?

successoCome abbiamo detto in precedenza, l’errore altro non è che un esito delle proprie azioni differente rispetto a quello auspicato, ma alla luce di questo c’è da chiedersi: ciò che sono riuscito ad ottenere attraverso il mio agire è davvero un errore oppure no?
L’errore, come visto, non è un qualcosa di negativo, al contrario è un’esperienza, un qualcosa di indispensabile per la propria crescita personale; fosse solo per questo, dunque, l’idea di sbagliare dovrebbe essere priva di qualsiasi accezione negativa, con l’ovvia condizione che lo sbaglio non comporti dei rischi concreti e razionali.
Ma questo non è tutto: l’errore potrebbe in realtà non essere tale, o meglio, ciò oggi potrebbe sembrarti un errore, potrebbe risultare un domani quanto di meglio avresti potuto conseguire in quella determinata situazione.
Per comprendere bene questo punto può essere prezioso citare il celebre discorso che Steve Jobs tenne nel 2005 all’Università di Standford, rivolgendosi ai neo-laureati.
Tra tanti suggerimenti di vita molto preziosi Jobs espresse un concetto cui teneva particolarmente, ovvero quello di “unire i puntini” nell’arco della propria vita.
Jobs raccontò ai giovani che, durante la sua giovinezza, abbandonò il college, ovvero ciò su cui i suoi genitori avevano tanto investito, seguendo in modo del tutto informale i corsi che più reputava interessanti, tra cui quello di calligrafia.
Steve, all’epoca, non aveva la minima idea di come quel corso potesse tornargli utile, ma a distanza di molti anni quella scelta si rivelò assai preziosa.
Quello che poteva essere considerato come un errore, ovvero l’abbandono degli studi ufficiali per seguire dei corsi da cui era semplicemente affascinato, a distanza di lunghi anni si rivelò la scelta giusta: le sue conoscenze calligrafiche, infatti, si rivelarono molto utili nella progettazione del celebre sistema operativo Mac, al contrario la conclusione del college sarebbe stata con ogni probabilità del tutto irrilevante in relazione a quanto di straordinario Jobs sarebbe riuscito a fare nel corso della sua vita.
“Non è possibile unire i puntini guardando avanti; potete solo unirli guardandovi all’indietro”: è con questo pensiero che Steve Jobs riesce a spiegare in modo conciso ed efficace questo concetto.
Ogni tipo di esperienza, inclusi gli errori, costituisce un bagaglio che può rivelarsi utile anche dopo moltissimo tempo, di conseguenza non solo lo sbaglio può essere utile, ma può perfino rivelarsi, dopo lunghi anni, la miglior opzione che potesse verificarsi, per quanto differente rispetto a quella auspicata in principio.
Ciò, ovviamente, non può che rappresentare un ulteriore stimolo a tralasciare la paura di sbagliare, nonchè ad evitare di colpevolizzarsi se l’effetto di una propria azione non risulta in linea con quanto auspicato.
Ma perchè il parere altrui è così sentito? Perchè si temono i giudizi negativi anche qualora essi provengano da sconosciuti?

6 – PERCHÈ SI HA PAURA DEL GIUDIZIO ALTRUI?

L’uomo, un “animale sociale”

La paura del giudizio degli altri è estremamente diffusa, e si tratta di un aspetto che, come accennato, è strettamente connesso con il timore di sbagliare: tantissime persone, infatti, temono i risvolti di un eventuale sbaglio soprattutto in termini di giudizio altrui.
Ma per quale motivo si teme il giudizio degli altri?
Prima di rispondere a tale domanda è utile fare una premessa: come diceva il filosofo Aristotele, l’uomo è un “animale sociale“, dunque è innegabile il fatto che la sua qualità della vita dipenda anche dalle sue relazioni con gli altri.
Immaginare che una persona possa vivere al meglio in modo atomizzato, quindi senza relazionarsi con nessuno e senza minimamente curarsi dell’ambiente in cui vive, è una chimera, ed è sulla base di tale premessa che è importante comprendere anzitutto che cos’è, o meglio cosa può essere, il giudizio, e soprattutto come va gestito.

Saper distinguere i giudizi: giudizi costruttivi e giudizi maligni

Il giudizio, come noto, è un parere, un’opinione, e ad esser temuto è, ovviamente, il giudizio negativo.
I giudizi negativi possono essere distinti sostanzialmente in due tipologie differenti: da un lato, infatti, vi sono quei giudizi sinceri e costruttivi, quelli che vengono emessi da persone che desiderano semplicemente far notare un qualcosa di sbagliato o di poco apprezzabile nell’ottica di un suo successivo miglioramento.
A questi giudizi corrispondono, in genere, quelli che ci vengono affettuosamente forniti dai parenti e dagli amici più cari, dei giudizi che vengono esternati per il nostro bene e soprattutto in modo riservato, proprio perchè si tratta, come detto, di autentici suggerimenti.
Dall’altro lato vi sono i giudizi negativi “a priori”, ovvero quei giudizi che, a prescindere da quale sia la reale opinione di chi li emette, si connotano per una grande negatività e sono in genere esternati in modo pubblico, o comunque coinvolgendo altre persone che non corrispondono, dunque, al diretto interessato.
Giudizi di questo tipo, purtroppo, costituiscono una vera cattiveria gratuita, e sono emessi al solo fine di danneggiare una determinata persona, di indispettirla, di debilitarla.

Le malignità dettate da invidia

Non è una novità il fatto che la persona di successo, quella che riesce a conquistare importanti traguardi facendo riferimento esclusivamente alle proprie risorse, attiri una grande quantità di critiche e di cattiverie.
Da questo punto di vista i possibili esempi sono davvero innumerevoli, e una dichiarazione che lascia ben comprendere questo concetto è quella di cui fu protagonista il famoso allenatore di calcio Josè Mourinho, il quale nel 2008 giunse in Italia per guidare l’Inter e fu protagonista di grandi successi, al punto da entrare a pieno titolo nella storia della squadra.
Appena iniziò la sua avventura nell’Inter, infatti, Mourinho disse in una sua intervista: “Ho sentito subito il rumore dei nemici, che mi piace tanto. Ho solo espresso un’opinione e subito… il rumore dei nemici… fantastico!”.
Neppure questo, dunque, è da escludere: i giudizi negativi possono essere letti quindi in modo positivo, ovvero come indice del fatto che il proprio carattere forte, i propri successi, stanno suscitando negli altri dell’inevitabile invidia.

L’esempio del web e del cyberbullismo

Può anche accadere, purtroppo, che l’altrui cattiveria sia del tutto gratuita, dunque che non sia dettata da invidia o da una segreta ammirazione, quanto esclusivamente dal perfido desiderio di indebolire gli altri e di colpirli nei punti più deboli.
Per comprendere in cosa può consistere questa forma così subdola crudeltà può essere utile far riferimento all’odierno mondo del web, con uno specifico riguardo ai Social Network.
Internet è uno strumento utilissimo, si sa, per contro consente a chiunque di poter esprimere giudizi negativi e di poter far male a qualcuno in modo estremamente semplice, anche usufruendo della comodità dell’anonimato; non è sbagliato dire che il mondo del web rappresenta, ad oggi, una sorta di cassa di risonanza dei giudizi negativi, di conseguenza chi ama distribuire negatività, in genere, non lesina assolutamente l’utilizzo di questo strumento con questo fine.
Tale aspetto è talmente diffuso e rilevante da aver implicato la nascita di un neologismo, ovvero “cyberbullismo”.
Questo particolare tipo di bullismo può assumere le forme più diverse, spaziando dagli atteggiamenti più molesti ed aggressivi alla crudeltà più sottile, tanto subdola da essere perfino difficilmente riconoscibile.
Il cyberbullismo, dunque, fa dunque ben comprendere non solo in che modo si possono espletare le malignità, ma anche come ignorarle sia la scelta migliore.
Questo, ovviamente, è solo un esempio: quali sono, quindi, le ragioni per cui non bisogna temere il giudizio degli altri?

7 – PERCHÈ NON CURARSI DEI GIUDIZI ALTRUI?

Piacere a tutti? Non è possibile

L’assunto di fondo sulla base di cui imparare a non badare oltremodo agli altrui giudizi negativi è nel fatto che piacere a tutti è assolutamente impossibile, di conseguenza ci sarà sempre, in tutti i casi, qualcuno che si esprimerà in modo negativo, anche laddove la sua reale opinione sia del tutto differente.
Se ci si chiede se sia realmente opportuno sforzarsi di piacere agli altri temendo il loro giudizio, o piuttosto limitarsi ad essere se stessi reagendo con indifferenza alle critiche sterili, non si tarda affatto ad individuare quale sia la strada migliore.

Come vive chi teme il giudizio altrui

Se ci si pone come priorità quella di piacere agli altri, infatti, bisogna farsi carico di una vasta gamma di negatività che non possono che peggiorare la propria vita.
La paura del giudizio altrui, infatti, implica anzitutto il timore di agire e di mettersi in discussione: in tante occasioni, infatti, si operano delle rinunce, proprio per evitare che gli altri possano non approvare il nostro operato.
Agire in funzione degli altri comporta una graduale perdita della propria personalità, delle proprie aspirazioni, e non tarda dunque a sviluppare una scarsa autostima e una profonda insicurezza.
La persona che considera prioritario il giudizio altrui è vulnerabile, debole, facilmente condizionabile, e si ritrova inevitabilmente a spendere tempo ed energia per verificare che la propria immagine sia percepita in modo positivo dagli altri.
Il fatto di dover continuamente fingere ciò che non si è, inoltre, richiede un notevole sforzo, un impegno pressochè costante che, a lungo andare, non può che logorare, senza ovviamente trascurare quanto ciò sia frustrante.
In sintesi, dunque, agire in questo modo significa privarsi della propria libertà, ovvero di una delle più importanti “colonne” della propria vita.

La vita di chi non si cura dei giudizi degli altri

Vivere senza badare oltremodo all’altrui giudizio, al contrario presenta esclusivamente aspetti positivi.
Non badando al giudizio degli altri e non preoccupandosi di dover fingere, anzitutto, la persona può concentrare i propri sforzi e le proprie energie in attività produttive e positive, senza curarsi di frivolezze.
La persona che vive in questo modo è libera al 100% e riesce a godere a pieno di questo suo approccio, e il fatto di essere spontanea in qualsiasi frangente tende a renderla spigliata e sicura.
Chi non bada all’altrui giudizio sa decidere, sa assumersi delle responsabilità, ha ben chiari i propri progetti ed i propri obiettivi, e riesce a comportarsi in modo costante e coerente nelle situazioni e nei contesti più differenti.
In una sola parola, dunque, chi non si cura dei giudizi altrui è una persona forte, una persona che ha saputo costruirsi una preziosa “corazza” che la protegge dalle cattiverie e dalle negatività esterne.

Chi semina negatività non può essere un vincente

A conferma di quanto appena evidenziato, inoltre, immedesimiamoci per un istante nei soggetti che giudicano negativamente: tra questi, come detto, una piccola parte muove delle critiche negative di tipo costruttivo, delle critiche che nascono da un sano desiderio di stimolare al miglioramento, la parte restante è composta invece da giudizi che si fondano su malignità di vario tipo, ad esempio sull’invidia.
Come abbiamo accennato in precedenza, laddove si parlava degli atteggiamenti da tenere per contrastare la paura di sbagliare, provare dell’invidia o del rancore verso una persona per il solo fatto di esser riuscita a conseguire dei buoni risultati è profondamente sbagliato.
La persona positiva che sa approcciarsi alla vita in un modo ottimale, infatti, non ha alcun problema a riconoscere gli altrui meriti, anzi li evidenzia volentieri, non lesina complimenti, e considera i casi di successo un prezioso esempio, senza instaurare delle sterili competizioni.
Chi, al contrario, tende a fare dei paragoni con gli altri e a sminuire a priori quanto siano riusciti a conseguire, è protagonista di un atteggiamento estremamente negativo.
Porsi in questo modo, infatti, significa anzitutto togliere tempo ed energie ad attività positive e produttive, allo stesso modo significa che la persona si sente inadatta, debole, svogliata nel voler imparare e nel volersi mettere in discussione, per tale motivo sceglie di intraprendere la via più “comoda”, per quanto sterile ed effimera, del trarre soddisfazione sperando nell’altrui insuccesso.
Insomma, a prescindere da quali siano le peculiarità del singolo caso è davvero evidente come chi semina della negatività viva una condizione tutt’altro che invidiabile, ed è proprio per tale ragione che questi pareri negativi hanno un peso davvero irrilevante.
Come affermava il celebre scrittore francese Honoré de Balzac, d’altronde, “l’invidia è una confessione d’inferiorità”.

Ed allora, perchè farsi bloccare dalla paura di sbagliare? Perchè curarsi del giudizio degli altri?
Può bastare davvero poco per superare questi limiti: con un piccolo sforzo si possono conseguire dei grandi risultati, ma soprattutto si può vivere la propria vita in modo più sereno, più ambizioso, più consapevole, ed è senza dubbio questa la cosa che più conta.

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