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La lavatrice è stato probabilmente il primo elettrodomestico ad avere una capillare diffusione nelle case degli Italiani.

Nonostante questo, per molti continua ad essere fonte di preoccupazione e stress, soprattutto per neofiti che sono costretti ad utilizzarla per le prime volte in situazioni particolari: è il caso di studenti o giovani lavoratori fuori sede, uomini a casa da soli nelle inedite vesti del casalingo, ragazze alle prime armi che desiderano rendersi indipendenti.

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Con un piccolo sforzo di conoscenza delle funzioni, dei programmi principali e delle caratteristiche dei tessuti da lavare, sarà facile prendere un po’ di dimestichezza e farsi passare ogni ansa da prestazione.
Innanzitutto, un consiglio generale: usarla dopo le 19 o nei week end spesso comporta un risparmio energetico: molti contratti energetici infatti prevedono tariffe di questo tipo, che disincentivano l’utilizzo di elettrodomestici nei momenti di maggior richiesta di energia: una possibilità, naturalmente, da verificare con il proprio gestore.

Altra informazione da tenere sempre presente, sempre in vista del maggiore risparmio possibile, è quella di riempire sempre al massimo il cestello.

Ogni lavatrice ha la sua capienza massima (generalmente da 5 a 8 kg di bucato), il consiglio è quindi quello di attenersi al peso indicato. Un cestello semivuoto vi farà sprecare energia, troppo pieno ridurrà l’efficacia del lavaggio. Se dovete procedere con l’acquisto di una lavatrice nuova, preferite un modello con la funzione mezzo carico.

Come fare la lavatrice

Che sia a carica frontale (le più diffuse) o a carica dall’alto (pratiche e salvaspazio), in ogni lavatrice esiste un cassetto dove versare il detersivo, dotato di tre scomparti. In quello più grande si versa il detersivo principale, in quello centrale l’additivo per il prelavaggio (ad esempio, candeggina), in quello più piccolo l’ammorbidente.
Due manopole o tasti digitali vi permetteranno di scegliere temperatura di lavaggio e programmi, o combinazioni pre-selezionate per essere efficaci sui diversi tipi di indumenti. Importantissima è la lettura delle etichette presenti sugli abiti, che forniscono le indicazioni di lavaggio (temperatura, possibilità di fare il ciclo centrifuga, lavaggio delicato, eccetera).
Svuotare le tasche accuratamente e separare bianchi (compresi colori chiari come grigi o beige) e colorati è un altro passaggio chiave, sempre raggruppando tessuti simili.

Introdurre i capi nel cestello e versare il detersivo, considerando di ridurre le quantità generalmente consigliate sulle confezioni.

Piuttosto, è meglio aggiungere un anticalcare (da versare insieme al detersivo), che proteggerà la lavatrice da accumuli di calcare e, abbassando la durezza dell’acqua, diminuirà la quantità di detersivo necessaria per pulire efficacemente. Un misurino e mezzo di detersivo in polvere (uno di detersivo liquido) e uno di additivo per il prelavaggio (si può utilizzare anche il bicarbonato per disinfettare).
Il prelavaggio è particolarmente consigliato per capi da igienizzare (come la biancheria intima) o per macchie più resistenti del solito.

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In generale, meglio lavare a mano i tessuti in lana, o al massimo con il programma ad acqua fredda escludendo la centrifuga.
I capi sintetici si lavano a 30 gradi, la maggior parte degli abiti usati quotidianamente presenta infatti tessuti misti che necessitano di temperature basse per potersi conservare al meglio nel tempo.

Capi in cotone possono essere lavati tranquillamente anche a 40 gradi, una temperatura che permette di soddisfare la stragrande maggioranza delle esigenze quotidiane di pulizia. A volte, sui libretti di istruzioni sono indicate temperature superiori, ma costituiscono uno spreco di energia nella maggioranza dei casi. Solo per capi bianchi si può eccezionalmente salire a 60 gradi; in caso di macchie resistenti, il consiglio è piuttosto quello di utilizzare uno degli appositi smacchiatori per pretrattare che si trovano in commercio.

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