A chi non è capitato, dopo un fine settimana passato in totale relax, magari con amici o in un posto lontano dalla quotidianità, di ritrovarsi, all’inizio di una settimana dura da affrontare, privi di forze e senza voglia di fare nulla.

La vita non è solo ozio e divertimento. E’ fatta anche di doveri, di oneri e di lavori da svolgere, con il relativo carico di stress.

La pigrizia porta una persona a non fare ciò che deve, a demandare, a delegare decisioni e azioni , a rimanere magari inermi davanti alla tv o al pc a non far nulla, senza che nessuno possa convincerla a mettersi a lavoro o a studiare.
La pigrizia è talmente un fenomeno universale che colpisce tutti unilateralmente, che la stessa scienza ha studiato questo “stato”, per cercare di aiutare le persone pigre ad affrontare più pimpanti le giornate più dure, e arrivare a quegli agognati giorni di riposo, non stressati e stanchi, ma quasi riposati e con voglia di fare.

Nel luglio del 2003 è stato pubblicato sul “Neurolmage” uno studio effettuato in Germania che dimostra come le persone più mattiniere sono quelle più vitali e produttive.
Non deve più spaventare la sveglia che suona all’alba.

Al contrario, svegliarsi al mattino presto significa affrontare ogni impegno senza quell’ansia che paralizza al pensiero delle cose da fare. Significa avere più tempo per fare tutto, compreso dedicarsi a se stesso.
pigroSvegliarsi alle 6.30 del mattino, mettersi all’opera quando la città dorme ancora e vederla prendere vita pian piano ha, secondo questo studio, un effetto benefico sul nostro spirito e sul modo di approcciare alla giornata. Si è più brillanti e meno pigri.

Quante volte, al sol pensiero dei mille impegni e dominati dalla pigrizia che non ci fa pensare logicamente, scegliamo di occuparci delle tante piccole incombenze prima di dedicarci a quella più grande e difficile: il classico “lo faccio dopo”, il tipico atto del procrastinare proprio delle persone pigre.
La New York University ha pubblicato uno studio sul “Journal of Personality and Social Psychology”, del dicembre 2001, secondo il quale il cervello umano stimola quel lavoro produttivo concreto, costringendoci a prendere la mole di lavoro a piccole dosi, frammentandolo nel tempo.
Questo vuol dire che per combattere la pigrizia si deve combattere l’inconscio, altrimenti sarà l’inconscio a prendere il sopravvento, facendoci sentire pigri e demotivati: si deve affrontare il problema più grande e complesso per primo.

Ma il corpo umano ha dei cicli naturali, che devono essere assecondati. Secondo un articolo pubblicato nel 2012 sull'”Institute Leadership Fitness”, il nostro cervello può rimanere concentrato per circa novanta minuti, dopo i quali ha bisogno di un riposo di almeno una quindicina di minuti.

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Studi statunitensi dimostrano che il classico riposino pomeridiano, che il nostro cervello reclama, combatte la pigrizia, migliorando la produttività, la memoria e l’efficenza.
La ricercatrice Cheri Mah ha esaminato una squadra di basket, giungendo alla conclusione che i giocatori, dormendo dieci ore a notte, hanno migliorato le loro prestazioni sportive.
Quindi il sonno e il riposo non sono amici della pigrizia come si potrebbe pensare, ma diluiti nell’arco della giornata, la combattono.

La pigrizia è uno stato che ha origine nell’inconscio, difficile da controllare: è la mancanza di entusiasmo nel fare le cose.
I pigri di solito si giustificano definendo gli impegni inutili o rischiosi. In realtà, in molti casi, dietro c’è una assenza di motivazione. Maslow nel 1954 ha pubblicato nel libro “Motivation and Personality” una scala dei bisogni, composta da cinque livelli. Solo passando da un livello all’altro l’uomo riesce a realizzarsi totalmente: fisiologici; di sicurezza; bisogni di appartenenza; di stima; di realizzazione di sè.

Questi bisogni costituiscono, secondo Moslow, la motivazione (che sia un disagio emotivo o desiderio represso) che spinge l’uomo ad agire, allontanandosi dallo stato di pigrizia.

Opinione in un certo modo affine è quella di Victor Vroom, secondo il quale una persona è spinta ad agire solo se la prospettiva è raggiungere l’obiettivo desiderato.
Un famoso motivatore americano Antony Robbins ha affermato: “le persone non sono pigre, hanno semplicemente obiettivi poco stimolanti”.
Secondo Robbins (prima di lui anche secondo Freud) una persona è spinta a compiere un’azione, se questa serve per ottenere un piacere ed evitare un dolore o una preoccupazione.
Il trucco sarebbe pensare all’azione da compiere come a qualcosa che ci porterà un vantaggio, a una cosiddetta “soglia emotiva”, a una emozione positiva quindi, e che invece ci eviterà sensazioni negative.

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