L’azione del procrastinare è molto comune, non è dunque un caso che questo termine ricorra in modo assai frequente nel mondo della psicologia.

Cerchiamo dunque di capire che cosa si intende, esattamente, per procrastinare, per quale ragione questo atteggiamento è considerato estremamente negativo, e soprattutto in che modo può essere evitato.

Capitolo 1

Rimandare e procrastinare 2 atteggiamenti da distinguere

procrastinare-capitolo-1Fare il punto sul significato di questa parola è fondamentale per comprendere quanto di negativo sia ricollegato a tale atteggiamento.
Assai spesso, il termine procrastinare è considerato un semplice sinonimo di rimandare, tuttavia tra questi due verbi vi è un’importante differenza di fondo: l’azione del rimandare, infatti, non necessariamente è da considerarsi negativa, al contrario quella del procrastinare si basa su un atteggiamento tutt’altro che produttivo.
La persona che procrastina, infatti, tende a rimandare impegni di qualsiasi tipologia non per degli aspetti razionali, ma per idee e concezioni connotate da grande negatività.

Su quali sono i principali motivi per i quali una persona è portata a procrastinare ci soffermeremo nei prossimi paragrafi, quel che è utile focalizzare adesso è che rimandare e procrastinare sono due cose ben differenti.
Connotare di negatività l’azione del rimandare, infatti, non sarebbe corretto: rimandare un determinato impegno, infatti, è un qualcosa di assolutamente razionale, una scelta che un soggetto compie all’insegna della massima consapevolezza con l’obiettivo di svolgere l’azione in questione nel modo migliore possibile, e non certo per sottrarsi alle sue responsabilità.
Ogni impegno, ovviamente, ha delle scadenze massime: in alcuni casi si tratta di scadenze rigidamente fissate, come avviene spesso negli incarichi lavorativi, in altri casi tali limiti sono legati prettamentemente al buon senso, come è tipico degli incontri di carattere informale, amichevole o sentimentale.
A prescindere da ciò, comunque, la persona che sceglie di rimandare lo fa in modo del tutto razionale, dunque affinchè il suo operato risulti più qualitativo e più efficiente, per quanto riguarda gli incarichi lavorativi, o semplicemente affinchè l’impegno possa rivelarsi maggiormente piacevole sia per la propria persona che per gli altri, per quanto riguarda appunto degli appuntamenti di carattere personale, occasioni conviviali o semplici passioni da condividere assieme agli amici.
Rimandare, insomma, non è un’azione da evitare, anzi chi non rimanda in alcun caso può essere portato ad agire con scarsa razionalità, dunque in un modo eccessivamente impulsivo che può certamente rivelarsi infruttuoso, se non controproducente.
Le conferme di quanto appena affermato da parte della scienza, d’altronde, sono tantissime: degli studi applicati al gioco del tennis, ad esempio, hanno dimostrato che gli atleti più forti non sono quelli che sanno rispondere con maggior rapidità alla battuta del loro avversario, all’opposto sono quelli che riescono a rimandare all’ultimo istante disponibile la loro giocata, sfruttando così il tempo a disposizione per migliorare la loro coordinazione e soprattutto per valutare razionalmente le varie opzioni di gioco possibili.

Rimandare, insomma, non è una soluzione negativa, al contrario lo è senza alcun dubbio quella di procrastinare. Ma per quale motivo?

Capitolo 2

Riconoscere il procrastinamento: come riconoscere questo atteggiamento mentale?

procrastinare-capitolo-2Procrastinare significa dunque rimandare in modo improduttivo, significa non affrontare una situazione, sottrarsi alle responsabilità che essa comporta, non volersi mettere in gioco, oppure, ancor più semplicemente, avere una forma mentis che porta a badare esclusivamente al piacere momentaneo trascurando ogni forma di pianificazione e di programmazione, finendo inevitabilmente per pagarne le conseguenze.
Ancor prima di chiedersi perchè si procrastina è indispensabile comprendere in che modo lo si fa: riconoscere di esser portati ad agire in questo modo, infatti, è l’imprescindibile punto di partenza per iniziare ad approfondire la questione e per correggere questo atteggiamento così negativo.
Quello del procrastinare è un atteggiamento tramite cui una persona, sostanzialmente, mente a se stessa: pur essendo perfettamente consapevoli di avere un impegno, infatti, si tenta in tutti i modi di giustificare la propria demotivazione attraverso delle spiegazioni razionali, le quali tuttavia non rappresentano assolutamente il vero motivo per il quale si vuol rimandare a oltranza.

Con l’avvicinarsi di un impegno, dunque, la persona intraprende un vero e proprio percorso di autoconvincimento, tramite il quale fa credere a se stessa che la tendenza a rimandare non sia dovuta al proprio atteggiamento passivo e demotivato, quanto piuttosto a delle motivazoni razionali.
Sulla base di quanto appena sottolineato, dunque, si può ben intuire a che punto sia importante riconoscere di essere interessati da questo infruttuoso atteggiamento mentale: nella grande maggioranza dei casi, infatti, il processo psicologico che porta a procrastinare coinvolge esclusivamente la propria medesima persona, di conseguenza può essere adeguatamente riconosciuto soltanto tramite una presa di coscienza decisa e matura.
Il procrastinare, ovviamente, può riguardare anche i rapporti con le altre persone, e in tal caso tale atteggiamento mentale comporta di fatto un doppio danno: da un lato, infatti, la persona accumula gradualmente tutte le negatività tipiche del procrastinare, sulle quali faremo il punto in seguito, dall’altro anche le sue relazioni di carattere professionale o personale tendono gradualmente a logorarsi.

Ti riconosci in quanto appena visto? Ti capita, in modo più o meno frequente, di procrastinare?

Se la tua risposta è affermativa ciò è molto positivo, perchè questo è, come detto, l’imprescindibile punto di partenza sulla base di cui costruire un percorso di crescita personale che ti consentirà di evitare questo atteggiamento mentale che non può portarti nulla di buono.

Capitolo 3

Per quale motivo si procrastina?

procrastinare-capitolo-3Ma per quale motivo una persona è portata a rimandare costantemente un qualcosa? Non sarebbe molto meglio affrontarla?
Perchè mettere in “stand by” una così grande quantità di impegni e di idee che tenderanno inevitabilmente ad accumularsi ed a rivelarsi, in futuro, in tutta la loro problematicità?
Le risposte a queste domande sono variegate, e anche in questo caso è importante analizzare con obiettività e coerenza il proprio atteggiamento: comprendere quale sia la ragione per cui si tende a procrastinare significa, infatti, riuscire a scalare un ulteriore gradino nel proprio processo di miglioramento personale.

L’eccessivo legame con l’abitudinarietà

Un motivo assai frequente per cui si è portati a procrastinare è rappresentato dal fatto di amare oltremodo l’abitudinarietà, dal fatto di preferire in modo smodato ciò che è ordinario a ciò che è nuovo.
Le persone che pensano in questo modo sono interessate da idee, maturano dei progetti, hanno delle intuizioni, tuttavia si limitano a metterle “nel cassetto” rimandando la possibilità di perseguirle con la dovuta attenzione e determinazione.
In questi casi, insomma, la persona si lascia “coccolare” dalla quotidianità, da quelle che considera delle assolute certezze.
Da questo punto di vista è opportuno fare chiarezza: il fatto che una persona sappia apprezzare ciò che ha, dunque il proprio stile di vita, il proprio lavoro, la propria sfera relazionale, non può che essere positivo, anzi è molto importante affinchè si possa vivere al meglio la propria vita, tuttavia ciò non deve mai implicare un atteggiamento rinunciatario.
Migliorarsi costantemente in qualsiasi ambito, infatti, è un desiderio del tutto legittimo, e aldilà dei risultati che si riusciranno a conseguire è sicuramente preferibile vivere con un atteggiamento sempre rivolto alla novità, al miglioramento, alla sfida, piuttosto che lasciarsi “arrugginire” dall’abitudinarietà.
Al giorno d’oggi massime come “carpe diem” sono perfino abusate, e in tanti amano sottolineare il fatto che la vita sia breve, dunque meritevole di esser goduta e vissuta in modo intenso; affermazioni come queste, forse, possono risultare banali, ma possono rivelarsi alquanto calzanti da questo punto
di vista.
Un uomo di grande successo quale Steve Jobs, deceduto nel 2011 dopo una lunga malattia, nel suo celebre discorso rivolto ai giovani laureati dell’Università di Stanford fece riferimento alla morte in modo crudo, ma molto efficace: “Ricordare che sarei morto presto è stato lo strumento più utile che abbia mai trovato per aiutarmi nel fare le scelte importanti nella vita”.
Questa frase, essendo stata pronunciata da un uomo che è riuscito a conseguire straordinari risultati, che ha accumulato immense ricchezze, e che purtroppo è deceduto in età ancora giovane per colpa di una malattia, merita ben più di una semplice riflessione.

Il timore di sbagliare

La paura di sbagliare è una ragione altrettanto frequente per la quale si può esser portati a procrastinare.

Dinanzi ad un’idea, a un progetto, o alla semplice volontà di fare qualcosa di nuovo, la persona si pone una serie di quesiti connotati negativamente, del tipo: “e se sbaglio?”, “E se non riesco ad ottenere il successo sperato?”, “E se facessi una cattiva figura agli occhi degli altri?”.
Timori come questi spingono, appunto, a procrastinare e a rimandare il progetto, piuttosto che affrontarlo, e sono legati ad una concezione dell’errore smodatamente negativa e allo stesso tempo, purtroppo, alquanto diffusa.
È chiaro che vi sono idee per le quali l’errore comporta delle negatività importanti, di conseguenza è assolutamente opportuno ponderare con la dovuta razionalità la possibilità di intraprendere o meno un determinato progetto, tuttavia nella grande maggioranza dei casi si ha paura di commettere un errore anche senza che esso implichi delle criticità di rilievo.
D’altronde, che cos’è l’errore se non un’esperienza, un esito tramite il quale la persona può migliorarsi in modo costante?
Non si può negare il fatto che l’errore sia alla base di qualsiasi processo di crescita: il bambino nei suoi primi mesi di vita, ad esempio, commette innumerevoli errori, nel parlare, nel giocare, nel muoversi, nel relazionarsi con gli altri, ed è proprio grazie a questi errori che riesce a crescere ed a sviluppare le sue capacità di socializzazione.
Il discorso è assolutamente analogo anche per gli adulti: ogni errore è un’esperienza che può rivelarsi determinante per accrescere il proprio bagaglio personale.
Da questo punto di vista risulta assolutamente calzante una celebre citazione di Michael Jordan, atleta famosissimo considerato uno dei più grandi cestisti di tutti i tempi: “Nella mia vita ho sbagliato più di novemila tiri, ho perso quasi trecento partite, ventisei volte i miei compagni mi hanno affidato il tiro decisivo e l’ho sbagliato. Ho fallito molte volte. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto.”

La paura del cambiamento

Strettamente connesso agli aspetti appena citati è inoltre quell’atteggiamento mentale che può essere definito come “paura del nuovo”, una paura correlata all’idea che nella propria vita vi siano delle certezze le quali rimarranno sempre indiscusse, e che costituiranno un punto di riferimento per sempre.

Questo approccio mentale, tuttavia, non si confà affatto con la realtà: sicuramente vi sono dei capisaldi che meritano di essere considerati indiscussi, come ad esempio la propria famiglia, i propri valori, e l’affetto delle persone più care, tuttavia nella vita il cambiamento è inevitabile e non sempre può dipendere dai noi stessi.
Gli esempi, d’altronde, sono innumerevoli: persone che hanno svolto il medesimo lavoro per decenni, ad esempio, si sono

ritrovate improvvisamente disoccupate per i motivi più diversi: per la crisi economica, per semplici scelte aziendali, per la nascita di innovazioni che hanno modificato i bisogni dei consumatori, allo stesso modo storie d’amore che sembravano essere estremamente solide hanno visto spegnersi, dopo lunghi anni, la “fiamma” del sentimento.
Se si procrastina rifugiandosi nelle proprie certezze, dunque, vi è il concreto rischio che dinanzi ai cambiamenti più importanti che la vita può riservare ci si ritrovi fortemente disorientati, quasi disarmati, pagandone inevitabilmente le conseguenze.
A tal riguardo è emblematico il contenuto del libro “Chi ha spostato il mio formaggio” di Spencer Johnson, il quale approfondisce tramite delle calzanti metafore proprio tale aspetto.
Il libro narra di 4 personaggi, esattamente 2 gnomi e 2 topolini, i quali si nutrivano ogni giorno in un grande deposito di formaggio.
Le scorte di formaggio scomparvero improvvisamente, e le reazioni furono diverse: mentre i topolini si misero subito in cerca di nuovo formaggio gli gnomi recriminarono, si lamentarono, e soprattutto non accettarono quanto accaduto.
Solo messi alle strette dalla fame incalzante misero da parte le paure e le negatività del loro atteggiamento, e trovarono un nuovo deposito di formaggio con grande ritardo rispetto ai topolini, nonchè più affamati e più debilitati.
Insomma, ciò che oggi percepiamo come una certezza potrebbe non esserlo più un domani, e questo è senza dubbio un ottimo motivo per evitare procrastinare.

Inadatta organizzazione del proprio tempo e delle proprie priorità

Una ragione per cui spesso si procrastina, ben differente rispetto a quelle viste fino ad ora, è rappresentata dal fatto di essere mentalmente intenzionati ad affrontare i propri impegni e ad intraprendere i propri progetti, ma di non riuscire ad individuare il tempo necessario per farlo.
Anche in questo caso, tuttavia, vi è certamente un qualcosa da rivedere nel proprio approccio mentale: il fatto che non si trovi del tempo disponibile per attività che potrebbero rivelarsi fruttuose e stimolanti, o semplicemente piacevoli, implica la necessità di rivedere l’organizzazione delle proprie priorità.
Il libero professionista, ad esempio, può ritrovarsi a dedicare una quantità di tempo eccessiva ad attività ordinarie,
trascurando invece delle attività che potrebbero rivelarsi economicamente più fruttuose e che potrebbero meglio stimolare il suo estro e le sue abilità.

Lo studente universitario, allo stesso modo, potrebbe sfogare il suo immenso desiderio di riuscire e di superare il suo prossimo esame in una quantità di studio eccessiva: non è raro, peraltro, che siano proprio questi studenti a fallire, e ciò è dovuto non certo ad una scarsa quantità di studio, quanto ad un’insufficiente concentrazione o alla scelta di un metodo di apprendimento inadatto.
Per riuscire bene nello studio, in sostanza, non conta quante ore si trascorrono sui libri, ma piuttosto quanto si riesce a comprendere; se uno studente vuole migliorare le proprie performance, insomma, non deve forzare la quantità di ore di studio al punto da sacrificare il riposo e la vita privata, ma deve piuttosto individuare un metodo di studio che si riveli coerente con le materie studiate e con le sue difficoltà più aibtuali.
Analogo discorso è valido per la sfera relazionale: è normale non riuscire a trovare mai del tempo per la famiglia, per gli amici o per il proprio partner?.
La qualità della vita dipende anche da tali aspetti, per tale ragione ritagliarsi le giuste quantità di tempo libero è fondamentale.

Scarsa personalità e difficoltà ad imporsi

La tendenza a procrastinare, inoltre, può essere dovuta ad una scarsa personalità, ad un’eccessiva timidezza, la quale si manifesta sostanzialmente nell’incapacità di dire di no.
Proviamo a fare alcuni esempi: ad un professionista viene richiesto di svolgere un lavoro che reputa poco vantaggioso, magari perchè eccessivamente laborioso o perchè pagato in modo non sufficiente, di conseguenza il lavoratore si ripromette di farlo, ma nel misurarsi con la quotidianità gli conferisce inevitabilmente una priorità minima rispetto ad altri incarichi, tanto da lasciarlo in sospeso per lungo tempo fino a quando il cliente inizierà a lamentarsi.
Può essere, allo stesso modo, che si riceva da un amico la proposta di trascorrere una serata insieme, ma che alla sua compagnia si preferisca quella di altre persone.
La persona che procrastina gli dirà che al momento è impegnata, che è particolarmente presa da impegni lavorativi,che è in attesa di avere una serata libera, fino a quando chi ha proposto l’uscita inizierà a nutrire forti dubbi sul fatto che la propria compagnia sia gradita.
Analogo discorso è valido nel caso in cui si riceva un invito a prendere un caffè da parte di una persona che vorrebbe conoscerci: anche in questo caso capita assai frequentemente che si procrastini tirando in ballo delle scuse, quando in realtà non si vuole approfondire questa conoscenza perchè la persona in questione è considerata poco interessante, perchè si è sentimentalmente impegnati, o semplicemente perchè manca la voglia.
Procrastinare è, in tutti questi casi, la scelta meno adatta: in questo modo, infatti, la persona si crea delle responsabilità che è totalmente libera di non assumersi, e che può gentilmente rifiutare.
Se un professionista riceve un incarico che non valuta in modo positivo, ad esempio, è libero di rivolgere un preventivo più alto, oppure di affermare di non poter svolgere il lavoro trovandolo poco vantaggioso, allo stesso modo se si riceve un invito è bene essere sinceri con chi lo rivolge, evitando di creare delle aspettative che non si potranno realizzare.

Capitolo 4

Quali sono le negatività che il porcrastinamento comporta

procrastinare-capitolo-4L’azione del procrastinare, come accennato in precedenza, comporta dei risvolti negativi verso la propria medesima persona, ecco perchè evitare questo atteggiamento mentale è importantissimo anzitutto per se stessi, oltre che per le persone con cui ci si relaziona.
Approfondire le negatività connesse con il procrastinare è assai utile affinchè si acquisisca la dovuta consapevolezza di quanto tale atteggiamento sia dannoso e improduttivo, vediamo dunque quali sono gli aspetti critici più rilevanti.

Una vita piatta, demotivata e con pochi slanci

Anzitutto, la vita della persona che tende a procrastinare si rivela assai spesso molto piatta ed eccessivamente abitudinaria: chi procrastina, come visto, tende ad evitare le novità ed a preferire ciò che ordinario, e ciò non tarda a tradursi, a lungo andare, in una vita povera di slanci, di entusiamo, di motivazione.
Per il medesimo motivo, inoltre, non è affatto raro che la persona che procrastina maturi un senso di insoddisfazione piuttosto profondo, il quale spesso si fa perfino fatica a riconoscere: il procrastinatore, infatti, è razionalmente soddisfatto della sua vita, eppure tende a sentirsi spento, demotivato, annoiato.

Invidia verso gli altri e frustrazione

In molti casi, peraltro, accade che chi procrastina maturi un profondo senso di frustrazione, il quale può essere messo in relazione al fatto di vedere gli altri vincere le loro sfide.
Dinanzi ai successi altrui, infatti, chi procrastina tende inconsciamente a chiedersi se abbia fatto realmente le scelte più giuste, e ciò può implicare l’attivarsi di circoli viziosi psicologici tutt’altro che positivi, i quali comportano un’auto- colpevolizzazione, l’insorgere di sensi di colpa, il maturare una scarsa stima nei confronti di se stessi.
Un caso limite, ma che ben lascia intuire quanto possa esser negativo procrastinare, è rappresentato dal fatto di vedere gli altri realizzare le medesime idee che ha avuto lo stesso procrastinatore.
Se si vede qualcun’altro conseguire dei buoni risultati tramite il perseguimento di un’intuizione che si era avuta in passato, ma che si era messa da parte, non si può che maturare un senso di frustrazione.
Il procrastinatore che si ritrova in una situazione simile, in genere, tende a rimurginare ed a recriminare sostenendo che quel successo spetterebbe a lui, ma in realtà non è così.
Avere un’idea, infatti, è solo un punto di partenza, e se qualcuno è riuscito, a differenza di noi, a conseguire risultati lusinghieri con il medesimo progetto è perchè ci ha investito delle risorse personali in termini di tempo, di lavoro, di impegno, di determinazione, risorse che noi abbiamo scelto di destinare ad altro.
Chi ha conseguito un buon successo con un’idea analoga a quella che avevamo avuto in passato, in sostanza, lo ha fatto perchè ha dato alla stessa quella priorità che noi abbiamo scelto di non conferirgli.

Stress, ansia e cattiva gestione del proprio tempo

Procrastinare, come visto in precedenza, accresce in modo sterile ed immotivato le incombenze e le aspettative degli altri nei nostri confronti, di conseguenza questo continuo caricarsi di impegni che non si possono o che non si vogliono mantenere può implicare nel lungo periodo l’insorgere di stress e di ansia.
Procrastinare può significare, allo stesso modo, impiegare il proprio tempo in modo non ottimizzato, dunque dedicare grandi quantità di tempo ad attività poco fruttuose o semplicemente poco piacevoli, trascurandone delle altre che sarebbero, invece, assai più fruttuose o più utili per il miglioramento della propria qualità della vita.

Logorarsi progressivo delle proprie relazioni

Gli aspetti negativi dell’azione del procrastinare, infine, coinvolgono anche le persone con le quali ci relazioniamo, dunque l’opinione che le medesime maturano su di noi.
Se un professionista afferma di voler svolgere un lavoro, ma non lo porta mai a termine procrastinando, verrà inevitabilmente etichettato come un lavoratore scarsamente affidabile, allo stesso modo chi desidererebbe trascorrere del tempo con noi e si imbatte costantemente in un atteggiamento procrastinante, senza mai ottenere una risposta chiara, può certamente stancarsi e maturare un’opinione poco positiva su di noi, senza assolutamente essere nel torto.

Capitolo 5

Come evitare di procrastinare? Tecniche pratiche e suggerimenti utili

procrastinare-capitolo-5Come si può fare, dunque, ad evitare di procrastinare?
Le cause di questo atteggiamento mentale, come visto, possono essere svariate, allo stesso modo questo approccio tutt’altro che produttivo nei confronti degli impegni e delle opportunità si manifesta in modi molto differenti.
Non esiste, dunque, una risposta univoca a questa domanda; ciò che è fondamentale, come visto, è anzitutto riconoscere di essere una persona che tende a procrastinare, evitando le assai diffuse opere di “auto-convincimento” cui cui si tenta di giustificare il proprio atteggiamento orientato al costante rimando, allo stesso modo è importante maturare la dovuta consapevolezza circa i motivi per i quali si tende a procrastinare, agendo di conseguenza.
Come tutti i processi di miglioramento personale, anche quelli attraverso cui smettere di procrastinare richiedono una buona dose di volontà e di impegno, e tra i suggerimenti che forniremo non sarà difficile individuare quelli più adatti al proprio caso, alla luce di quanto affermato in precedenza.

Considerare l’errore come un’esperienza, non come un fallimento

Se desideri smettere di procrastinare, anzitutto, metti da parte la paura dell’errore.
Come accennato, vi sono effettivamente delle scelte in cui l’eventualità per cui possa manifestarsi un effetto opposto rispetto a quello desiderato può comportare dei rischi importanti; in assenza di una sana componente razionale, insomma, una persona sarebbe inevitabilmente portata a commettere dei gesti sconsiderati, con delle conseguenze molto negative per se stessa o per gli altri.
Nella grande maggioranza dei casi, però, il fallimento è temuto in modo eccessivo e immotivato, anche nel caso in cui il verificarsi dell’ipotesi peggiore non comporti alcun tipo di risvolto negativo di rilievo.
L’errore, insomma, non è un fallimento, l’errore è un’opportunità, è proprio quell’esperienza necessaria per crescere e per rendere fruttuoso qualsiasi tipo di percorso.
Maturare questa consapevolezza e tenerla sempre bene in
considerazione, unitamente ad un’ovvia ed immancabile
componente razionale, può realmente essere la chiave per
smettere di procrastinare.
Avere un sano e legittimo desiderio di migliorare costantemente la propria vita
Le persone che si pongono costantemente l’obiettivo di migliorare la propria vita, e che hanno un atteggiamento di apertura nei confronti di tutte le novità che potrebbero rivelarsi utili in tal senso, sono in genere quelle che più difficilmente tendono a procrastinare.
Per smettere di procrastinare, dunque, bisogna evitare di accontentarsi, ed è necessario quindi ampliare le proprie vedute, crearsi delle aspirazioni, convincersi del fatto che qualsiasi aspetto della propria vita può migliorare.
Può sembrare sorprendente, eppure la possibilità di migliorare la propria vita costituisce una vera e propria causa di crisi, di ansia, per tantissime persone. Ma per quale motivo?
Tantissimi soggetti convivono con delle idee tanto negative quanto del tutto prive di fondamento, ovvero ad esempio credere di aver già raggiunto un buon successo nella vita, credere di non essersi impegnati abbastanza per meritare più di quanto si ha, oppure convincersi addirittura di mancare di rispetto nei confronti dei propri cari e delle persone amate nel desiderare di migliorare degli aspetti della propria esistenza.
Per quale ragione sposare una mentalità così negativa? Perchè rinunciare alle opportunità che la vita ci offre?
Come detto in precedenza apprezzare quanto si ha è un qualcosa di molto positivo, anzi è indispensabile per vivere la vita nel modo migliore, ma accontentarsi e vivere in modo passivo è quanto di più sbagliato si possa fare.
Per evitare di procrastinare e cogliere tutte le opportunità che la vita può offrire, dunque, è questa la mentalità che bisogna acquisire, una mentalità volta sempre al miglioramento, alla curiosità, e perchè no anche alla sfida.

Stilare un programma, un “tabellino di marcia” da rispettare

Un modo ottimo per evitare di procrastinare, il quale può essere applicato sia alla vita privata che a quella professionale, è quello di fissare degli obiettivi e gestirli rigorosamente entro i tempi stabiliti.
Tantissime persone sono riuscite a trovare, in questo modo, la motivazione adatta per evitare di procrastinare e per affrontare in modo puntuale e determinato tutti gli impegni che la riguardano.
La cadenza periodica con cui stilare un programma di questo tipo è del tutto soggettiva; se si vuol redigere questa sorta di “tabellino di marcia” a livello generale, dunque per tutti gli impegni che riguardano il nostro futuro più prossimo, è preferibile scegliere una scadenza piuttosto larga.
Optando per una periodicità settimanale, ad esempio, può essere utile ritagliarsi alcuni minuti della domenica sera per fissare tutti gli impegni che si desiderano portare a termine nei successivi 7 giorni: si può prevedere, ad esempio, di voler concludere un determinato lavoro, di dedicare del tempo allo studio di una disciplina che può rivelarsi preziosa per la propria crescita o per la propria professione, di allenarsi per tre volte in palestra, di disbrigare una commissione, di trascorrere una serata con il proprio partner, di acquistare un regalo in vista di un compleanno che ricorrerà nella settimana successiva.
Se si vuol stilare un programma di carattere più specifico, ovvero ad esempio dedicato esclusivamente alla sfera lavorativa, si può ragionare anche in termini ancor più brevi, ad esempio giornalieri.
Un professionista quindi, all’inizio della sua giornata, può prefissarsi di concludere un determinato incarico entro la mattinata, di riposarsi un pò dopo la pausa pranzo, dopodichè
di iniziare a lavorare per un nuovo cliente o di provvedere entro la serata ad inviare alcune mail ed alcune fatture.
Nella sua semplicità, questa soluzione sa rivelarsi estremamente potente contro l’improduttiva tendenza a procrastinare, ed è un suggerimento assai prezioso quello di mettere nero su bianco il proprio programma, scrivendolo su un foglio di carta.
Il gesto di scrivere, infatti, non solo offre una carica motivazionale ulteriore, ma conferisce alla persona un maggiore senso di soddisfazione quando, allo scadere temporale del programma prefissato, riscontra di esser riuscita a far tutto.
Potrà certamente capitare, sia chiaro, di non riuscire a rientrare negli obiettivi stabiliti, ma ciò che conta è che questo particolare approccio sia riuscito, appunto, a mettere da parte l’indesiderata procrastinazione.

Ragionare in termini di produttività, non di quantità di tempo dedicata

Un altro consiglio molto prezioso strettamente connesso con quello appena esposto, nonchè ideale per essere applicato alle attività lavorative o allo studio, è quello di pianificare i propri sforzi non nell’ottica della quantità di tempo dedicata, ma piuttosto sulla base di quanto concretamente si è riuscito ad ottenere, dunque quella che, in ambito professionale, può essere definita come produttività.
Lo studente che sta preparando un esame, dunque, non deve porsi come obiettivo quello di dedicare 6 ore allo studio di un determinato capitolo, quanto piuttosto quello di essere in grado, entro un limite di tempo prefissato, di poter spiegare il contenuto del capitolo a voce alta, senza osservare il libro.
Analogo discorso è valido per il lavoratore: un giornalista non dovrà prevedere di trascorrere 2 ore scrivendo un articolo per poi passare ad altro, al contrario dovrà preoccuparsi di aver prodotto, entro un limite di tempo ragionevole, un articolo ben realizzato, curato nei contenuti ed opportunamente riletto per evitare refusi.
Questa logica improntata all’efficienza è davvero preziosissima per la persona che tende a procrastinare: in ambito lavorativo, d’altronde, l’unica cosa che conta è la qualità di ciò che si è realizzato, spaziando dall’articolo di giornale fino all’oggetto creato artigianalmente.
Lo stesso discorso è valido anche per quanto riguarda lo studio: se non si è riusciti a superare un esame universitario pur avendovi dedicato moltissime ore, probabilmente si riuscirà a superarlo all’appello successivo non aggiungendo una quantità di ore altrettanto cospicua, quanto piuttosto modificando il proprio metodo di studio nei confronti della materia in questione.

Porsi degli obiettivi anche nelle mansioni più alienanti

Gli ultimi due suggerimenti che abbiamo elencato, dunque, stimolano sostanzialmente a ragionare per obiettivi, e questa tecnica è la più fruttuosa anche per chi è impegnato in attività particolarmente noiose, ripetitive, alienanti.
Vale senza dubbio la pena di soffermarsi su come affrontare incombenze di questo tipo, dal momento che sono quelle che più frequentemente tendono a divenire oggetto di procrastinazione.
Anche se si deve svolgere un lavoro del tutto privo di creatività e di potere decisionale, basato dunque esclusivamente sulla ripetitività, può essere assai utile fissare dei semplici obiettivi che possano fungere da preziosa spinta motivazionale.
Un esempio? Una cassiera di un supermercato, o comunque qualsiasi lavoratore il cui salario dipende esclusivamente dal tempo di lavoro, e non dalla sua produttività, può cercare di impegnarsi al massimo nello stampare il maggior numero possibile di scontrini, magari velocizzando le sue operazioni, oppure curando la sua comunicazione e la sua empatia con i clienti.
La medesima cassiera può, allo stesso tempo, instaurare una sana competizione con una sua collega, anche senza esternare a nessuno, tantomeno alla collega stessa, questa sua idea.
Spinte motivazionali di questo tipo, essendo fondate appunto su uno stimolo di produttività e non su prevaricazioni sleali nei confronti dei colleghi, non possono che essere positive, e nel lungo periodo non possono che rivelarsi utili per il lavoratore.
Insomma, vivere la singola giornata lavorativa come una sana sfida, anche laddove l’attività svolta non sia particolarmente stimolante, è un modo ottimo di affrontare le ore di lavoro e soprattutto di evitare la trappola della procrastinazione.

Rivisitare le proprie priorità

Per smettere di procrastinare può essere utilissimo, inoltre, mettere ordine tra le proprie priorità, dunque chiedersi se realmente si sta dedicando la giusta quantità di tempo alle varie attività, lavorative e non, che contraddistinguono le proprie giornate. Se si rimanda per una reale mancanza di tempo l’idea di dedicare alcune ore della settimana ad un progetto lavorativo in cui si crede particolarmente può essere interessante valutare, ovviamente laddove ciò sia possibile, di ridurre leggermente il tempo che si è soliti dedicare ad altre attività.
Questo discorso è valido anche per quanto riguarda il tempo libero: è davvero così piacevole, ad esempio, trascorrere ogni sera 3 ore a dialogare e scherzare con i propri amici sui Social Network?
Non potrebbe essere più stimolante leggere dei libri su un argomento che si considera particolarmente interessante, dedicarsi ad un’attività sportiva, oppure guardare delle trasmissioni televisive straniere per affinare la propria conoscenza linguistica?
Il procrastinare, insomma, può essere letto anche come un indice di scarso interesse e di demotivazione nei confronti delle attività che contraddistinguono abitualmente le proprie giornate, di conseguenza modificare la gestione del proprio tempo e delle proprie priorità può essere indispensabile per accantonare questo atteggiamento poco produttivo.
Per evitare di procrastinare, inoltre, è indispensabile saper decidere, dunque essere in grado di dire “no”, di esprimere il proprio volere, e se necessario anche di imporsi con la dovuta fermezza.
Come precedentemente accennato, infatti, il procrastinare è spesso messo in relazione a delle incombenze o a degli impegni di cui ci siamo fatto carico, senza tuttavia aver mai avuto la possibilità, o semplicemente la voglia, di farli nostri.
Gli esempi, come visto, sono numerosissimi: un cliente può averci chiesto di svolgere un lavoro che non riteniamo interessante, una persona può averci rivolto un invito a prendere un caffè insieme, un amico può averci chiesto un favore che comporterebbe delle rinunce che non vogliamo fare.
Se ci si ritrova in simili situazioni è perchè, di fatto, si è dato una risposta diversa dalla propria volonta; ciò può accadere perchè, appunto, la propria personalità ha delle “falle” in queste particolari circostanze, e non è in grado di dare una risposta negativa sufficientemente ferma.
Analoghe circostanze possono verificarsi laddove il nostro interlocutore sia particolarmente abile nello stimolare, in noi, una risposta affermativa: da questo punto di vista si potrebbero aprire delle immense trattazioni inerenti al mondo della psicologia e della comunicazione, ma per ciò che ci interessa è utile riconoscere che esistono molte persone che hanno spiccate capacità in tal senso, doti che non mancano, ad esempio, ai professionisti che si occupano di operazioni commerciali, a quelli che concludono delle trattative, oppure ai “dialogatori” impiegati presso degli stand fieristici.
Qualora si riconoscesse, nel proprio interlocutore, questo tipo di abilità, può essere un’ottima idea quella di temporeggiare.
Se si riceve una richiesta o una proposta a cui non si è in grado di dare una risposta immediata, dunque, l’ideale è rispondere con una frase del tipo “ora non sono in grado di darti una risposta, comunque valuto la tua proposta e ti faccio sapere al più presto la mia decisione”.
Qualora l’interlocutore incalzi e faccia a ricorso tutte le sue abilità di manipolazione psicologica al fine di sentirsi dare una risposta affermativa, ovviamente, è importante rimanere fermi sulla propria posizione e fornire una risposta solo dopo aver fatto le dovute valutazioni, con i propri tempi.
Lavorare in questo senso, ovviamente, può rivelarsi utilissimo non solo per smettere di procrastinare, ma anche in tantissime altre circostanze che la vita può presentare.

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