Riuscite a ricordare l’ultima volta che siete entrati in una stanza affollata e avete avvertito disagio?
Il cuore batteva forte, perché grande era il desiderio di parlare con qualcuno, ma la timidezza vi frenava.

O ancora, urgente era la necessità di scambiare opinioni, magari di lavoro, ma nonostante l’opportunità, sempre meno erano le parole che prima di allora arricchivano la vostra dialettica.

La timidezza genera ansia e oppressione.

Indipendentemente dal fatto che si è introversi o estroversi, tutti noi possiamo vivere un momento di timidezza nei rapporti sociali.
In genere, tendiamo a considerare le persone introverse, timide. Sbagliato.

La timidezza è un disagio con se stessi.
Un recente studio ha messo due persone a confronto, una introversa e l’altra estroversa.

Lo studio ha dimostrato che la timidezza angoscia entrambi, ma che, col metodo e con un approccio terapeutico semplice, la timidezza può rivelarsi un potenziale.
Spesso tendiamo a vedere noi stessi negativamente, o a prestare troppa attenzione a tutte le cose che stiamo facendo (male) quando si è insieme ad altre persone (lavoro o vita privata).

Tutti sperimentiamo la timidezza, anche se in modo e misura diverse.

essere-timidiLa causa è sempre una: l’errata consapevolezza di una debole immagine di noi stessi.
La persona introversa scelta per lo studio della timidezza, sosteneva che non era sicura di quali fossero le sue capacità reali ed uniche. Le sembrava che tutti quelli che conosceva, avessero una personalità più interessante, per cui ha cominciato ad imitarli.
La persona estroversa scelta per lo studio della timidezza, sosteneva di sentirsi molto interessante e con una forte personalità, ma ha aggiunto che, ha dovuto lavorare sodo per mantenere quest’immagine di se stessa.

La sua forza era una falsa immagine. Anche se nessuno la identificava come una persona timida, si sentiva timida nella maggior parte delle situazioni.

La conseguenza era un eccesso di ansia.

Quando siamo insieme ad altre persone, siamo estremamente sensibili e critici riguardo a quello che stiamo facendo, come se fossimo al centro della scena.

L’ansia che nasce da questa situazione, genera un interrogativo costante: sto facendo la mossa giusta?
La persona introversa scelta per lo studio, percepiva un’immagine di sé debole. Era convinta di non fare mai nulla di buono.

La verità era che, nessuno dei presenti si poneva domande.
La persona estroversa sceta per lo studio, era troppo attenta ad ogni suo movimento, ma il suo modo di parlare, camminare, sorridere, ecc.

risultava eccessivo.

Il suo obiettivo era solo non sfigurare, era concentrata sull’immagine che dava di sé, per cui la fatica era raddoppiata. Alla fine di questo esperimento, ha potuto comprendere che, la maggior parte delle persone erano prese dalle proprie insicurezze e difficilmente si soffermavano a notare le sue.

Quando definiamo noi stessi persone timide, ci sentiamo inclini a vivere da timidi.

timidaCi ripetiamo che siamo timidi, per cui deve sembrare vero che lo siamo.

La percezione/convinzione di essere timidi diventa un’etichetta.
La persona introversa scelta per lo studio, sosteneva di aver dato agli altri l’impressione di una persona timida e tranquilla.

Questa percezione l’ha tenuta prigioniera a lungo. La gente la vedeva in un certo modo, per cui viveva così come la vedevano, una persona timida (che però non voleva esserlo).

Questo le provocava forte ansia quando era in compagnia. Voleva dimostrare quello che era realmente, ma era più facile essere come tutti la vedevano.
La persona estroversa scelta per lo studio, ha sofferto più spesso l’ansia che la timidezza. Ha dovuto vivere in base alle aspettative della gente.

La sua timidezza si manifestava in modo inusuale: al ristorante nell’ordinare il cibo o quando doveva fare una telefonata.
Per superare la timidezza, un metodo c’è: comprenderla.
Le domande da porsi sono: in quale situazione scatta la mia timidezza? Cosa mi interessa maggiormente quando sono in una situazione di disagio?
Un primo passo è guardare in noi stessi, piuttosto che credere che gli altri ci osservano.
Tutti abbiamo delle qualità uniche e modi diversi di esprimerle.

E’ importante conoscere e accettare ciò che facciamo, anche se differisce dal solito. timidezzaSe tutti fossimo uguali, il mondo sarebbe un posto piuttosto noioso.
Trovare qualcosa in cui siamo bravi, amplificha l’autostima ci aiuta a ritrovare noi stessi in qualcosa di buono.

Si tratta di una soluzione a breve termine, ma ci da la fiducia necessaria a rompere la barriera di paura.
Ad esempio, la persona introversa scelta per studio, è una persona tranquilla che preferisce passare il tempo da sola.

Ha capito di saper ascoltare meglio di altri e nota cose che gli altri non notano. Ha scoperto che, il tempo trascorso da sola, le da più possibilità di comprendere se stessa.
Imparariamo ad apprezzare noi stessi partendo da cose semplici. Scriviamoci una lettera dove esprimiamo gratitudine per noi, il nostro corpo e le funzioni che esso svolge quotidianamente.
Adattarci è faticoso. La diversità non è un male. Essere la persona più goffa de mondo, significa essere un umano.
Piuttosto che concentrarci sul proprio imbarazzo, concentriamoci sugli altri e su cosa hanno da dire. Conoscere gli altri significa capire cosa di interessante ci circonda.
L’ansia e la paura generano confusione.

Una tecnica per calmarci è respirare con gli occhi chiusi.

Inspiriare ed espiriare lentamente, sgombera la mente da pensieri negativi. Lo yoga e i suoi esercizi sono un validissimo aiuto.
Il movimento fisico libera l’energia accumulata.
Fare jogging o camminare ricanalizza le energie bloccate, cambia lo stato d’animo in positivo. La mente ed il corpo sono rilassati.

In questo modo anche la visione delle cose è positiva.
Accettare la possibilità di essere rifiutati, fa parte della vita. La chiave sta nell’imparare a gestire i rifiuti prima che accadano.

Mai farne una colpa personale. La risposta ad un eventuale rifiuto non è la timidezza o l’inadeguatezza, ma un doveva essere così, riprovo. Rinunciamo al perfezionismo.
Quante più possibilità di incontro abbiamo, tante più occasioni di sconfiggere la timidezza avremo.

Il confronto aiuta.

A volte non è la capacità di socializzare ciò che manca, ma la fiducia in noi stessi, che cresce fino a diventare paura. Sforziamoci di affrontare il disagio, sempre.
Frequentiamo persone che sono sulle nostre stesse frequenze e luoghi che ci piacciono. Registrando i successi, magari annotandoli su un quaderno, la timidezza pian piano è messa da parte.

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