Cosa è la Resilienza

Con il termine “resilienza” viene indicata la capacità di un soggetto o di un gruppo umano di reagire positivamente alle avversità.

Non a caso, l’origine etimologica di questo termine rimanda ad una delle condizioni tipiche del metallo: la resilienza posseduta da un materiale, infatti, determina il suo grado di resistenza alle sollecitazioni.

In campo psicologico, la resilienza esprime il concetto opposto alla vulnerabilità: una persona resiliente, infatti, dimostra un elevato livello di adattabilità a situazioni fisiche, ambientali ed emotive difficili, come la perdita del lavoro, un lutto o una malattia grave.

Quando viene schiacciato o deformato, un metallo dotato di un alto grado di resilienza è capace di riacquistare la sua forma originaria senza subire alterazioni strutturali; allo stesso modo, un essere umano resiliente fronteggia le contrarietà in modo propositivo, trasformandole in un’occasione di crescita personale o nella possibilità di imprimere un nuovo corso alla propria esistenza.

Con questo tipo di atteggiamento, la persona non permette all’evento negativo di cambiare il suo carattere o di annientare la sua volontà; al contrario, lo utilizza in modo strumentale accettandolo come una sfida o una nuova opportunità.

In più, il soggetto resiliente riesce a circoscrivere ogni evento nella sua transitorietà: questa visione gli permette di non perdere di vista i suoi traguardi e di concentrarsi solo sul superamento delle difficoltà, senza soffermarsi sugli svantaggi o sulle sofferenze del momento.

Essendo legata ai processi psichici individuali, la resilienza si presenta sotto forme e tipologie peculiari che differiscono fra loro in base all’età, alle esperienze e ai percorsi cognitivi del soggetto.

Gli esperti, a tal proposito, suddividono questa facoltà in tre grandi gruppi:

– Resilienza istintiva  Questo tipo di resilienza si basa su un istinto primordiale e, in quanto tale, è tipica dei primi anni di vita, quando le interazioni con il mondo esterno sono condizionate da un forte egocentrismo e da una volontà marcatamente accentratrice.

Nel bambino, questa resilienza si manifesta attraverso il senso di onnipotenza e la capacità costruttiva di andare oltre l’ostacolo o il momentaneo fallimento.
– Resilienza affettiva  Scaturisce dalla maturazione delle capacità interpersonali, dalla conquista dell’equilibrio emotivo e dal rafforzamento dell’autostima.

Questa tipologia di resilienza è caratteristica delle persone dotate di una profonda fiducia in sé stessi e nella solidità dei propri affetti.
Resilienza cognitiva  Le persone dotate di questa resilienza sviluppano abilità intellettuali e cognitive che consentono al cervello di funzionare in modo adeguato anche in presenza di gravi danni cerebrali.

Oltre che il singolo, il concetto di resilienza può interessare un intero gruppo umano: ne sono un esempio evidente le comunità colpite da eventi drammatici come un alluvione, un terremoto, una guerra o un attentato terroristico.

I contesti che non hanno sviluppato un adeguato livello di resilienza reagiscono con la stagnazione economica o la disgregazione sociale mentre le cosiddette “comunità resilienti”, grazie ad una forte coesione e ad uno spiccato senso di identità, trovano il modo di sopravvivere all’evento perturbante e di infondere nuova linfa alla propria storia.

Un esempio di comunità non resiliente è rappresentato dalle popolazioni del Polesine le quali, agli inizi degli anni Cinquanta, sono andate incontro allo smembramento della loro comunità in seguito alle devastazioni provocate dal Po.

Uno studio di antropologia condotto da Abramowitz su alcune popolazioni della Guinea colpite dagli attacchi delle forze militari della Sierra Leone e della Liberia fra il 2000 e il 2001 ha rilevato che nelle comunità che manifestano evidenti sintomi di stress post-traumatico si può osservare un abbandono dei rituali collettivi e la diffusione di racconti incentrati sull’isolamento, l’abbandono e la disgregazione sociale.

Al contrario, le comunità resilienti riescono a conservare i propri riti e le proprie tradizioni anche dopo un evento tragico, mostrando anzi la tendenza a fissare i momenti più critici in nuovi racconti dove la realtà si mescola al mito dando origine ad un’epopea che dà un senso alla sofferenza e rinsalda i legami sociali

. In un gruppo umano, quindi, sono soprattutto il senso di identità e la stabilità dei valori a determinare lo sviluppo di un adeguato livello di resilienza: per questo, la comunità resiliente non può nascere all’improvviso, ma è la risultante di un lungo e lento processo evolutivo.

Nel singolo individuo, invece, la resilienza non si manifesta come tratto caratteriale ma può essere acquisita con la volontà e l’applicazione.

I comportamenti, gli atteggiamenti mentali e le azioni che stanno alla base di questa particolare capacità, infatti, fanno parte di un bagaglio che può essere appreso da chiunque.

In gran parte dei casi, la persona resiliente ha già sperimentato ansie, stress e avversità;

invece di lasciarsi abbattere, però, sceglie di adottare un atteggiamento di apertura mentale che le consente di trasformarli in un’occasione di miglioramento e di evoluzione personale.

A favorire lo sviluppo di un elevato livello di resilienza contribuiscono diversi fattori, fra cui la consapevolezza delle proprie abilità, la capacità di porsi degli obiettivi, la volontà di procedere per gradi secondo un piano ben organizzato, una spiccata socialità e un buon controllo sui propri impulsi e sulle emozioni negative.

A questi elementi si aggiungono la presenza di un contesto affettivo amorevole e solidale e la capacità di valutare in modo imparziale i propri pregi e le proprie aree di miglioramento.

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