Dove si buttano le lampadine?

Al giorno d’oggi il tema “ecologia” sta interessando particolarmente non solo gli scienziati, ma l’interà società.

Per questo motivo negli ultimi anni alcuni sistemi, come quello della raccolta differenziata, si sono diffusi a macchia d’olio in tutto il mondo. Tuttavia non è sempre così semplice differenziare i rifiuti.

Carta, plastica, vetro, alluminio e umido organico sono le principali classificazioni, ma ormai gli oggetti che ci circondano sono composti da materiali molto particolari, a volte anche compositi, e scegliere il modo giusto di riciclarli può rivelarsi un’impresa.lampadine

Proprio per questo motivo molte persone, indecise sulla scelta, gettano tutti gli oggetti di particolare materiale nell’indifferenziato, non aiutando così lo sviluppo del sistema di raccolta differenziata. Tutte queste persone però non sanno che sui giusti canali è possibile trovare le informazioni che si cercano.

A parte che su alcuni oggetti è direttamente specificato il metodo di riciclaccio, è molto semplice trovare le regole di smaltimento rifiuti su internet con inoltre eventuali numeri utili per informazioni relative alla propria città.
Per fare un esempio concreto si può prendere in esame il riciclaggio delle lampadine.
Sono un oggetto di uso comune e sarà molto semplice trovarsi con il dilemma di dove gettarle.

Sarebbe un peccato non poter riutilizzare il vetro, la plastica e il metallo di cui sono composte, ma bisogna fare attenzione ai loro componenti dannosi quali ad esempio il mercurio.

Non si buttano nè nella plastica nè nel vetro e di certo non nell’umido.
Le tradizionali lampadine a incandescenza, in questi casi è proprio giusto così, vanno gettate nel bidone dell’indifferenziata, mentre per tutte le altre, quali le nuove lampadine fluorescenti, qulle a risparmio energetico e quelle a LED, è riservato un trattamento speciale.

Si tratta di RAEE, cioè di “rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche” e le opzioni per il loro smaltimento sono molteplici, ma la più semplice è quella di riconsegnare le lampadine esauste ai rivenditori. Tuttavia non bisogna dimenticarsi di “Ecolamp”, il consorzio senza fini di lucro che si occupa del recupero e dello smaltimento delle apparecchiature per l’illuminazione. Questo servizio si occupa appunto del corretto smaltimento di prodotti come ad esempio le lampadine e lo effettua grazie a diversi canali.

Agli installatori illuminotecnici “Ecolamp” offre il servizio gratuito “Extralamp” che si occupa del ritiro a domicilio dei rifiuti nel caso in cui il loro peso complessivo raggiunga un minimo di 150kg. Per i comuni cittadini, e dunque per il recupero di rifiuti poco numerosi e voluminosi, “Ecolamp” mette invece a disposizione i “Collection point”, cioè delle isole ecologiche con dei contenitori appositi per lo smaltimento delle apparecchiature luminose.

I contenitori di “Ecolamp” sono più di 6000 e sono differenziati per i tubi fluorescenti lineari e per tutte le altre tipologie di lampade. Si tratta inoltre di contenitori estremamente resistenti, con un pratico sistema di apertura ed anche estremamente controllati tramite la codifica a barre durante gli spostamenti verso gli impianti di trattamento.

Grazie a questo consorzio e alla sensibilizzazione da loro promossa, il riciclaggio delle lampadine esauste diventa sempre più facile e all’ordine del giorno. Tutto ciò è ovviamente confermato dai numeri delle statistiche che mostrano un notevole aumento di tonnellate di rifiuti luminosi smaltiti negli ultimi anni.

Tra il 2009 e il 2010 sono stati recuperate circa 100 tonnellate di lampadine luminose, mentre tra il 2013 e il 2014 questo valore si è raddoppiato ed è salito a 200 tonnellate. Inoltre, con grande piacere, è stato annunciato il 30 marzo 2015 il raggiungimento delle 10.000 tonnellate smaltite, grande successo per il consorzio “Ecolamp”.


Un altro record da riconoscere agli sforzi di “Ecolamp” e alla partecipativa popolazione, è il raggiungimento da parte di 10 province della penisola italiana del 40% della raccolta nazionale di lampadine esauste nel primo semestre del 2016.
Questi dati presentano dunque un quadro ottimistico della situazione che fa perciò sperare in un ulteriore sviluppo del sistema di raccolta rifiuti italiano.

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