Sulla caffeina si sente dire praticamente di tutto: c’è chi la considera altamente dannosa per l’organismo, nonché responsabile – in maniera diretta o in diretta – di tutta una serie di gravi patologia, e chi invece non solo nega questi effetti collaterali, ma addirittura attribuisce alla sostanza importanti proprietà benefiche.

Dove sta la verità? Probabilmente nel mezzo, come sosterrebbero gli antichi latini.

La caffeina, infatti, di per sé non è affatto dannosa; a renderla tale è un suo consumo eccessivo e smodato che può portare a tutta la serie di effetti collaterali che elencheremo nell’articolo.

Tanto per cominciare, è bene sapere cos’è realmente la caffeina e quali effetti ha sull’organismo.

La caffeina è probabilmente la sostanza psicoattiva più diffusa ed usata nel mondo, dal momento che viene venduta liberamente. Essa è contenuta in grandi quantità soprattutto nel caffè, sia quello ristretto (il classico espresso italiano, per intenderci), sia in quello americano, molto più lungo ma non per questo a minor contenuto di caffeina (piuttosto è il contrario).

Una volta assunta, la caffeina stimola il sistema ortosimpatico determinando un aumento dell’adrenalina e della noradrenalina, due ormoni che il nostro organismo normalmente produce in uno stato di elevato stress psico-fisico.

Le conseguenze dell’incremento di queste molecole in circolo sono ravvisabili in un aumento della vigilanza e dell’attenzione, ma anche dell’energia, dal momento che sia l’adrenalina che la noradrenalina si attivano quando subentra una condizione di “attacco o fuga”, ovvero uno stato di allarme e di tensione estrema che spinge il cervello ad accelerare la sua attività, acutizzando i sensi e rendendo il corpo sempre pronto all’azione, alla fuga.

Con la caffeina, dunque, si risveglia l’attenzione e si è indubbiamente più reattivi – non solo a livello fisico, ma anche a livello psicologico – ma per contro la pressione si alza, il battito cardiaco accelera e un eccesso di caffeina può comportare agitazione, tremori e una certa sensazione di ansietà.

L’effetto ovviamente è più visibile in chi assume caffeina raramente, visto che invece i consumatori abituali tendono a sviluppare una certa tolleranza e gli effetti sono decisamente più blandi. Aumentare le dosi, tuttavia, è una pessima idea.

Certo, raggiungere la dose letale di caffeina (che corrisponde a 192mg/Kg quindi quasi venti grammi di caffeina per un uomo che pesa cento chili) è praticamente impossibile a meno che non si desideri effettivamente suicidarsi, tuttavia anche con dosi molto minori si possono riscontrare effetti avversi quali vampate di calore, minzione molto frequenti, disturbi a carico dell’apparato gastro-intestinale, ansia, tremori, contrazioni muscolari involontarie, ipertensione, tachicardie e ovviamente molta, moltissima ansia.

Tradizionalmente, la medicina consiglia di non superare i due o tre caffè al giorno: ogni caffè, infatti, contiene in media 80-120mg di caffeina, una quantità perfettamente tollerabile dall’organismo umano, che in questo modo trae il massimo beneficio da questa sostanza senza però sperimentarne gli effetti collaterali.

Consumato al mattino appena svegli, a metà mattinata o dopo pranzo, il caffè non solo favorisce e agevola la digestione, ma consente anche di contrastare attivamente il calo di attenzione che spesso coincide con un pasto troppo abbondante o con un sonno non propriamente ristoratore.

Grazie alla caffeina in circolo, si è più attenti e reattivi, si gode di una maggiore spinta all’azione e in generale le prestazioni lavorative o inerenti allo studio tendono a migliorare.

L’effetto tuttavia non dura a lungo: ravvisabile a venti minuti circa dall’assunzione della caffeina, raramente dura più di un’ora o due.

Ovviamente conta molto anche il condizionamento psicologico. Sapendo di aver assunto una sostanza psico-attiva, infatti, ci si sente subito più attivi e pronti.

A dosi maggiori, non va assolutamente sottovalutato il rischio di incorrere in una dipendenza da caffeina, tutt’altro che rara. Stando a quanto evidenziato da importanti studi scientifici, infatti, il caffeinismo si instaura già a partire dal consumo di cinque caffè al giorno.

Gli effetti non sono gravi ma possono essere tutt’altro che piacevoli, soprattutto per individui ansiosi o depressi, visto che si è nervosi, irritabili e agitati, si tende a soffrire di mal di testa e di tachicardia e a scattare come una molla per qualsiasi cosa.