perché a Livigno non si paga l’iva ?

Livigno è a tutti gli effetti un vero e proprio paradiso fiscale, dove cittadini e turisti possono usufruire di un enorme beneficio, quello di vedersi esentati dal pagamento dell’IVA sui prodotti che acquistano.
Ma da quando esiste tale possibilità in questa ridente cittadina di montagna che oggi è considerata una delle mete più ricercate da chi ama le Alpi? Ebbene, l’esenzione dal pagamento dell’IVA si può ormai considerare storica, dato che fu introdotta addirittura da un regio decreto, nel lontano 1910, dunque ormai più di 100 anni fa.

Tale beneficio fu successivamente confermato nel 1960 anche dalla C.E.E. Oggi, grazie anche all’abbattimento delle altre imposte che gravano sull’acquisto di benzina e tabacchi, è possibile fare dei veri affari. A Livigno infatti, il prezzo della benzina è molto basso rispetto all’Italia e tante persone che risiedono nelle vicinanze decidono di recarsi qui per fare il pieno.

Altra tipologia di prodotto sulla quale si può risparmiare molto sono gli alcolici, nonché tutto il ramo dell’elettronica. Non pagare l’IVA, infatti, significa evitare ad oggi il 23% di imposta e non è poco.
Ecco dunque che Livigno con il passare degli anni è diventato un centro ricchissimo, che attira turisti da ogni parte d’Europa e che ha tratto senza dubbi molti benefici da questa esenzione dall’IVA.

Gli alberghi e tutte le strutture ricettive ne hanno fatto e ne stanno facendo la loro fortuna. Eppure non tutti sanno quali furono le motivazioni che spinsero a introdurre tale esenzione.

La verità è che fu voluta a suo tempo proprio per lanciare l’economia di quello che era un piccolo villaggio alpino dove si viveva di pastorizia e che non era neanche facilmente raggiungibile, in quanto ubicato in una valle non ben collegata con le città più vicine.
Adesso invece, Livigno fa concorrenza a tutti i centri turistici circostanti grazie a questa sua particolarità, anche se i visitatori non devono dimenticare che esiste un limite nell’esportazione di prodotti.

Non si possono infatti superare i 300 euro di controvalore e, per le merci in franchigia, esiste una tabella da consultare in cui sono indicati i quantitativi massimi oltre i quali non si può andare, altrimenti occorre dichiarare l’acquisto alla dogana, in uscita da Livigno.

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